Parco San Sisinnio

Storia

A pochi chilometri dal centro abitato di Villacidro, sulla destra del Rio Leni, si estende il suggestivo parco di San Sisinnio sede dell’omonima chiesa campestre da cui prende il nome.

Il parco
Uno spettacolo naturale di maestosa bellezza si respira in questo Parco di olivastri millenari, nel territorio di Villacidro, vero tesoro tra le tante ricchezze del patrimonio ambientale del Medio Campidano. I bellissimi alberi che circondano la chiesa campestre sono la più importante aggregazione di grandi olivastri della Sardegna con alcuni esemplari che raggiungono un’altezza di circa 13 metri e una circonferenza del fusto che supera i 5 metri. Con le loro esasperate forme offrono un suggestivo e magico scenario

Il Santo
San Sisinnio pare avesse una voce meravigliosa che poteva essere paragonata a quella del cigno. Instancabile predicatore della parola di Dio, era avversario delle superstizioni, delle streghe e dei loro malefici, protettore dei deboli e degli oppressi. Secondo la tradizione sarda Sisinnio di Leni ( villaggio nelle vicinanze di Villacidro distrutto dai musulmani ), nacque nel 123 d. C. così come si evince dall’epigrafe ritrovata, il 17 luglio 1615, nel santuario ipogeo di San Lucifero a Cagliari, trascritta, interpretata e tradotta dal Bonfant. Essa precisamente recita:

HIC IACET BONE ME
MORIE SISINI QUI BI
XIT ANNIS PLUS MINUS
LXII. CICNEBIT IN PACE
SUB XCJ K. MAIAS IND. X
III. 185.

Si può dedurre, quindi, che Sisinnio per la sua fede venne martirizzato nel il decimo giorno delle calende di maggio nel terzo anno di indizione cioè il 22 aprile del 185 d.C. regnante l’imperatore Commodo; secondo il Cadoni la data precisa è, in realtà, il 16 aprile del 185 d. C. “Morì in pace cantando come un cigno” si legge sulla sua lapide.

   

La Chiesa
L’attuale edificio venne probabilmente edificato dopo il 1631, forse su una preesistente chiesa, grazie al rinnovato zelo per il santo. Infatti l’arcivescovo Francisco de Esquivel donò una reliquia del corpo di San Sisinnio al canonico di Villacidro, in seguito al “ritrovamento” delle spoglie del Santo in una chiesa cagliaritana. L’aspetto attuale dell’edificio, oltre ad alcune recenti opere di recupero, è quello fornitoci dal restauro eseguito nel 1922, come ricorda una lapide all’interno della chiesa, in seguito a un incendio doloso che distrusse l’altare ligneo riccamente lavorato in stile barocco, l’antica copertura in legno a capriate, preziosi arredi, dipinti e numerosi ex voto offerti al Santo dai devoti. Oggi si presenta con una volta a botte, circondata su tre lati da un loggiato secentesco fatto di canne intrecciate e sorretto da pilastri di pietra. All’interno, oltre all’effigie del Santo, é ancora ammirabile un antico pulpito esagonale, riccamente lavorato e ornato di fregi e di simboli antropomorfi, che fino al 1740 era collocato nella parrocchiale di Santa Barbara. Le ampie dimensioni, le cappelle laterali, il loggiato esterno su tre lati, la differenziano dalla maggior parte delle chiese campestri sarde e le conferiscono uno stile architettonico non comune.

  

La Festa
Il momento più atteso dalla comunità villacidrese è la festa di San Sisinnio con la partecipazione di tutto il paese e la partecipazione annuale di oltre centocinquanta cavalieri, storicamente considerati “is custodis de Santu Sisinni”. I cavalieri provengono da tutta la Sardegna per accompagnare la Reliquia dalla chiesa campestre alla parrocchia di Santa Barbara e viceversa 

La leggenda
Come già tanti sanno, Villacidro è nota come “paese delle streghe”.
In sardo ” Cogas ” erano adoratrici del Demonio e non solo.
L intera area è circondata da enormi olivastri millenari che nascondono sotto le loro radici il vero mistero del parco di San Sisinnio. Certo che non tutte le persone giustiziate in pubblico per stregoneria, fossero, in verità, delle streghe ma purtroppo venivano messe al rogo anche erboristi e persone diversamente abili per via delle loro malformità. Secondo la leggenda il rituale consisteva in estorcere confessioni sotto tortura, ( chiunque sotto tortura, per via dei patimenti, confessa cose che non ha mai fatto ). Derisi è insultati durante tutto il percorso dalle celle al patibolo, dove venivano legati e bruciati al rogo. Come non bastasse, per paura che i condannati risorgessero, su quei cumuli di cenere furono piantati degli alberi di ulivo, per far si che lo spirito rimanesse imprigionato per sempre